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Di seguito la missiva inoltrata al Prefetto di Crotone dai consiglieri comunali in qualità di capogruppo: Marisa Luana Cavallo per la Lega, Andrea Devona per i Democratici Progressisti, Andrea Tesoriere per Fratelli di Italia, Antonio Manica per Forza Italia, Danilo Arcuri Crotone per Città di tutti, Enrico Pedace per Consenso, Fabrizio Meo per Città Libera, Giuseppe Fiorino per Crotone normale, Mario Megna per il gruppo Misto.

“Prendiamo atto con sconcerto ed indignazione dell’improvviso dietrofront che ha portato alla “sconvocazione” da parte del Presidente Greco, del Consiglio Comunale che avrebbe dovuto celebrarsi nella giornata di mercoledì, 31 marzo 2021.

Uno sconcerto acuito dall’importanza dell’ordine del giorno, con punti fondamentali che andavano dall’approvazione di debiti fuori bilancio nei confronti d’imprese, ad interrogazioni tese a svelare e cercare di porre rimedio alle gravi negligenze dell’Amministrazione in carica, ed ulteriori argomenti inerenti all’emergenza Covid la cui trattazione sarebbe stata richiesta in corso di seduta. Una determinazione arbitraria, strumentale ed offensiva, lesiva delle prerogative del Consiglio Comunale.

Un Presidente che si rispetti avrebbe dovuto difendere tali prerogative. Nostro malgrado il Presidente Greco ha inteso adottare questa determinazione, in assenza di qualsivoglia tipo di consultazione e senza nessun preavviso, adottando due giustificazioni che si commentano da sole: l’emergenza Covid e quanto qui di seguito riportiamo testualmente: “i punti inseriti all’ordine del giorno non presentano caratteri di improcrastinabilità ed indifferibilità”.

Vogliamo rammentare al Presidente Greco che già svariate volte il Consiglio Comunale, dall’inizio dell’emergenza Covid, si è riunito non in presenza ma in videoconferenza. Presidente Greco le bugie hanno le gambe corte: nella giornata di oggi abbiamo appreso di una convocazione per venerdì del tavolo sulla crisi della Datel, in videoconferenza e di una poco opportuna riunione “riservata”, tenutasi giorno 30 marzo all’interno della Casa comunale che avrebbe visto partecipare Sindaco, i capo gruppo di Maggioranza ed alcuni presidenti di commissione.

Denunziamo con forza una disparità di trattamento che trova la sua evidente giustifica nella volontà di estromettere il Consiglio comunale dalla vita amministrativa dell’Ente.

Quanto invece alla pretesa del Presidente del Consiglio Comunale Giovanni Greco di arrogarsi il diritto di qualificare a suo piacimento una seduta consiliare indifferibile o meno ed in funzione di tale giudizio, determinarsi di volta in volta per la sua “sconvocazione” o meno, rimaniamo esterrefatti.

Il Consiglio Comunale rappresenta la volontà popolare e questo lo rammentiamo non a noi stessi che di una tale responsabilità siamo ben consapevoli, quanto sia al Presidente del Consiglio che al Sindaco Voce che di questo Consiglio sono componenti.

La decisione che oggi censuriamo non può essere frutto soltanto di una scarsa conoscenza delle norme da parte del Presidente del Consiglio, reputiamo invece che una tanto inaccettabile risoluzione sia strumentale alla volontà di svilire la funzione del Consiglio Comunale, sottraendosi alle dinamiche democratiche, riducendo l’attività di vigilanza e controllo dell’azione amministrativa, tentativo tanto più grave in quanto lo si vorrebbe concretizzare in periodo di pandemia, prendendo a pretesto la pandemia stessa.

Si tratta solo dell’ultimo episodio in ordine di tempo di una variegata serie di abusi e di violazione di norme che si sono perpetrati in danno delle prerogative e competenze dei Consiglieri comunali. Non consentiremo che ciò accada oltre, non possiamo consentirlo, non avverrà.

Documenteremo e denunzieremo nel dettaglio agli organi competenti le violazioni di norme e prerogative altrimenti inviolabili, accumulatesi in appena cinque mesi di amministrazione.

Domandiamo sin d’ora un pronto interessamento di Sua Eccellenza il Prefetto affinché venga garantita la corretta dialettica democratica e siano ripristinate, soprattutto in un momento così grave, regole e prerogative che sono un patrimonio di civiltà che non possono essere cancellate da un populismo gridato ed irresponsabile.