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Non sarà il nostro mare a pagare un tributo a Zefiro o tanto meno a suo padre Astreo, sacrificando l’aurora e attirando sull’intera città l’ira di Eos. Tralasciando la mitologia greca e le varie divinità pagane, il nostro
territorio ha già pagato costi altissimi in termini ambientali ricevendo poco o nulla.
Siamo nel pieno della transizione energetica, ed ogni territorio dovrà delineare una propria politica energetica coerentemente con le linee programmatiche nazionali contenute nel PNIEC – Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima.
Partiamo dai dati: secondo il rapporto statistico 2019 del GSE per le FER, la provincia di Crotone è tra quelle del sud-Italia in cui si è prodotta più elettricità, attestandosi a livello nazionale all’ ottavo posto con una produzione annua pari a 1.969,4 GWh. I dati vengono confermati anche nelle prime stime del rapporto statistico del 2020.
Primi in assoluto a livello italiano per produzione di energia da biomasse con il 16,8% del totale nazionale.
Se la provincia di Crotone prende il volo per le numerose pale eoliche onshore, non si può dire la stessa cosa per il solare fotovoltaico. La produzione lorda degli impianti fotovoltaici installati in provincia si attesta nel 2020 a 47,7 GWh, con un’incidenza sul totale nazionale dello 0,2%. Dati che indicano un settore che non
cresce, ritenuto il numero esiguo di 2021 impianti solari installati in provincia. Un numero basso considerando le potenzialità del territorio che vanta una radiazione solare media annua tra le più alte d’Italia.
Se è vero che tutti dobbiamo contribuire a ridurre l’utilizzo delle fonti fossili di certo questo non deve indurci ad accettare ogni proposta alternativa.
Mi riferisco al progetto del mega parco eolico offshore, che prevede l’installazione di centinai turbine eoliche a circa 12 miglia dalla costa Crotonese.
Un progetto che sottrarrebbe ingenti risorse ambientali, la cui ricchezza prodotta si concentrerebbe nelle tasche di pochi e senza alcuna ricaduta per la collettività.
Un modello completamene opposto a questo è quello introdotto dal decreto Milleproroghe del 2020 che ha dato avvio alle comunità energetiche e all’auto consumo collettivo.
È un nuovo paradigma che coniuga produzione, distribuzione e vendita, nel quale le famiglie, le piccole e medie imprese e gli enti locali si uniscono per condividere l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, potendola
così autoprodurre, autoconsumare, immagazzinare oppure compravendere, godendo di incentivi per l’installazione di impianti di produzione solari fotovoltaici.
Un modello di economia civile, dove a guadagnarne saranno i cittadini che con le comunità energetiche diventano produttori e al contempo consumatori. Un sistema che incentiva lo sviluppo della generazione
distribuita vera risposta alla transizione ecologica e alla riduzione delle fonti fossili nella produzione di energia.
Un contrasto alla povertà energetica, situazione nella quale molti nuclei familiari ad oggi versano, è caratterizzata dalla impossibilità di sostenere i costi dei servizi energetici primari. La comunità energetica
rappresenta, in questo contesto, la soluzione ottimale in quanto sensibilizzando i consumatori, e consentendo di monitorare e ottimizzare i consumi energetici individuali, permette di ridurre la spesa delle famiglie e di fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri. Poiché in una comunità energetica l’energia viene prodotta da fotovoltaico, sarà altresì possibile ridurre le emissioni di CO2 e di altri gas climalteranti.
Questa è la via privilegiata e più democratica di contrasto alla crisi climatica e nel contesto della quale tutti i cittadini potranno conseguire un ritorno economico.