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“E’ rilevante e noto a tutti che la comunicazione effettuata attraverso i social media è entrata a far parte della quotidianità di tutti noi”. È così che esordisce il Presidente Nazionale Luca Mancuso e prosegue nel dettaglio: “Tra gli effetti derivanti dalla pandemia, uno di questi è proprio l’aumento esponenziale dell’utilizzo di quest’ultimi. Si pensi che la comunicazione social è diventata essenziale e protagonista per la gestione della crisi e delle misure del Governo. Mai come in questo momento si è sviluppata quella che oggi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce <<infodemia>>, l’approvvigionamento continuo e costante di informazioni, non necessariamente errate ma che molto spesso, per mancata accuratezza, si rimanda a significati distorti o non comprovati”.

Il Presidente Nazionale Mancuso aggiunge: “La pandemia da Covid-19, inizialmente virus a tutti noi sconosciuto, ha alimentato nei cittadini, sempre più il bisogno di conoscenza, di rassicurazione, affidando maggiore responsabilità a tutti quelli che sono i canali di diffusione dell’informazione: Tv, radio e tutti i grandi fornitori di servizi digitali come Google, Facebook, Twitter e Siti d’informazione; tutti impegnati nella lotta contro la mala-informazione, le <<Fake News>>, proliferate proprio nel momento in cui tutti avevamo la necessità di una sana informazione”.

Il Presidente Nazionale FenImprese Luca Mancuso ha affrontato questo argomento così importante e necessario, soprattutto in questo periodo particolare e ricco di confusione, con un grande professionista della comunicazione, Claudio Brachino, giornalista e conduttore televisivo di fama.

Tante ed interessanti, sono state le domande rivolte al Dott. Brachino. Il Presidente Nazionale Mancuso ha iniziato la sua intervista chiedendogli come stesse vivendo, un giornalista del suo calibro, quest’era alimentata da nuovi metodi e strumenti per comunicare e di che tipo di comunicazione abbiamo avuto in quest’era pandemica.

Claudio Brachino risponde così: “Credo che ho dovuto aspettare i sessant’anni, in questa mia rinnovata vita da freelance, per iniziare a comprendere l’effetto rivoluzionario del web nella comunicazione e nell’informazione, un immenso potere che filosoficamente comprendo. Sono questi ormai gli strumenti per fare cose nuove che poi saranno il nostro mercato dell’informazione futura. Io non vivo con angoscia la rivoluzione tecnologica, l’importante è non farsi governare, in quanto l’uomo è, e deve essere sempre al centro di tutto; fin quando c’è l’homo sapiens al centro, non mi preoccupo, lo sarò quando sarà sostituibile” – prosegue – “La comunicazione ai tempi del Covid-19 è stata massiccia ma abbastanza deludente, troppo apocalittica. Io diffido di più della sottrazione alla comunicazione rispetto all’eccesso, è chiaro che poi quest’ultima va gestita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità credo che abbia detto tante sciocchezze sul Coronavirus, ha usato la parola pandemia in senso tecnico, troppo tardi, anche sotto il punto di vista nativo del Coronavirus in quanto si dice che tutto sia nato a Wuhan e che il virus sia di natura animale, ma effettivamente non ne abbiamo alcuna prova concreta”.

Il giornalista Claudio Brachino sottolinea: “Sono d’accordo, invece, con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sul termine <<Infodemia>>, malattia dell’informazione, in quanto abbiamo sempre assistito ad una comunicazione che ha danneggiato i destinatari, comunicazioni contraddittorie degli autorevoli esponenti della comunicazione scientifica e questo non va bene perché diventa un’ossessione, in cui il destinatario si perde e non capisce più nulla, con conseguenze gravi, impazzendo, deprimendosi e poi anche a livello economico, in quanto un eccesso di questo tipo di informazioni contraddittorie, permette secondo me, una manipolazione dei dati e quindi di stati di emergenza troppo prolungati. Insomma, abbiamo assistito ad un caos assurdo. La pandemia non può coincidere con l’ontologia di un Governo”.

L’intervista prosegue, ed un’altra domanda che ha suscitato molto interesse è stata relativamente alla visione post pandemica del Dott. Brachino che ha risposto così al Presidente Nazionale Luca Mancuso: “Ho letto un libro, quattro anni fa, intitolato la Quarta Rivoluzione di Luciano Floridi, in cui si parla di <<Infosfera>>, ovvero lo sviluppo delle ICT – information and communication technology – che è talmente vasta che crea un’eterna connessione con ciò che siamo noi. Ciò determina un nuovo modo di essere, non più online ma <<onlife>>. Nell’infosfera, l’informazione è prodotta non solo dall’uomo, ma anche dalle macchine e in questo modo ci si ritrova bombardato di notizie dal mattino sino alla sera. Il virus ha arrecato danni nella sfera biologica, purtroppo, con molti decessi, ma moltissimi sono stati anche i danni creati nell’infosfera. Parliamo di danni filosofici, relazionali, psicologici, relazioni morali e qualcosa ci rimarrà, sia nell’ambito della biosfera che nell’infosfera”.

Il Dott. Brachino prosegue e conclude così: “Per cui i cambiamenti economici, la fruizione del mondo cambierà, magari ci saranno molti posti di lavoro persi, ma ne conquisteremo degli altri, magari qualificati in altre sezioni e forme. Direi che stiamo andando verso un mondo nuovo e se uno pensa che terminata la pandemia, torneremo esattamente alla normalità di prima, si sbaglia”.