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Quanto accaduto nel pomeriggio di ieri nella centralissima via Mario Nicoletta e che ha visto il coinvolgimento di un gruppo di minorenni, al di là dei risvolti di cronaca giudiziaria, impone una riflessione più ampia e che deve chiamare in causa tutta la società, attori istituzionali, famiglie, scuola, parti sociali.

L’esplosione incontenibile di rabbia, la facilità con la quale si minaccia, si aggredisce, si danneggia, lo scarso valore che si attribuisce all’individuo che diviene in un attimo il nemico, non può essere archiviato tra i tanti, troppi episodi di cronaca.

E non può esserlo se protagonisti sono delle giovani persone.

Dunque oggi, dopo che il video dell’aggressione ha fatto prima il giro dei social e poi riempito le pagine dei quotidiani locali, una voce si leva in mezzo al coro, ed è la voce di un Comitato di quartiere.

Forse il quartiere inteso come piccola comunità dovrebbe ritornare a svolgere anche un ruolo sociale. Spazi tolti a chi delinque, a chi accresce il disagio economico e sociale, riappropriarsi di luoghi di comunione e condivisione, di luoghi di crescita umana.

“Quando lo diciamo – si legge nella riflessione di Luca Alfi vicepresidente Associazione san Francesco CQSFC (Comitato quartiere San Francesco Crotone) – che Crotone sta per esplodere, negano e ci accusano di allarmismo, di follia. Intendiamo innanzitutto esprimere solidarietà e vicinanza al commerciante, ma riteniamo che oggi affrontare il disagio sociale deve essere un imperativo.

Qualcosa nel sistema delle politiche sociali, dell’assistenza e sostegno alle famiglie non ha funzionato e continua a non funzionare.

Probabilmente associazioni e cooperative, che forse oggi hanno perso di vista le finalità sociali, arrivando ad essere piccole aziende che nel disagio e con il disagio si sono accresciute. Famiglie disagiate, tossicodipendenti, ex detenuti, non possono e non devono essere liquidati con il contentino di un “buono spesa” o una temporanea occupazione (borsa lavoro).

Aiutare, farlo davvero, questo deve essere lo scopo.

E allora prima di puntare il dito, dovremmo tutti entrare nei quartieri e parlare con queste famiglie.

Tanti sono i giovani che non mettono piede furi dalle loro stanze, che non frequentano la scuola, molti sono senza genitori.

Nessuno tocchi Caino! Il sociale a Crotone non funziona da anni.

Siamo tutti colpevoli anche quelli che oggi puntano il dito contro.

Abbiamo tutti contribuito a rendere Crotone quello che è oggi: si deve reintegrare e non emarginare.

Le priorità oggi devono essere: garantire pari dignità e diritti a tutti i cittadini, lavoro e politiche di reintegrazione professionale e lavorativa per gli ex detenuti, decoro urbano, assistenza alle famiglie, riapertura dei centri sportivi con ingresso gratuito per le fasce più fragili.

Il comitato ha presentato queste proposte e anche altre ai rappresentanti istituzionali, a chi è chiamato ad amministrare la nostra città, solo così si può ripartire senza che nessuno tocchi Caino.”