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Negli ultimi 5 anni in Calabria più del 21% degli studenti non è mai arrivato alla maturità.
Stando ai dati analizzati, circa il 21% dei ragazzi residenti in Calabria si iscrive alle scuole superiori senza arrivare al diploma.
A Crotone il tasso di dispersione scolastica è poco meno del 25% un triste primato!
Nella provincia di Crotone la percentuale di studenti perduti tra i banchi di scuola superiore arriva al  31%, 1 ragazzo su 3 quindi (Fonte dossier “tutto scuola”).
Dati utili a comprendere quello che è il panorama lontano dalle nostre rassicuranti e confortevoli famiglie, dati che rispecchiano realtà lontane dal nostro ordinario ma che esistono.
Esiste una povertà educativa di cui dobbiamo tenere conto  quando in coro chiediamo di chiudere le scuole. Esiste una paura più forte anche del COVID-19, l’ignoranza.
Non parliamo di quella culturale, ma emotiva e sociale!

La Dad non terrà conto dei bambini e dei ragazzini che non saranno seguiti adeguatamente persi in famiglie con problemi più grandi della scuola e realtà familiari in cui la scuola non è una che priorità.
Chiedetelo a quei ragazzi che significa andare a scuola, provate a farvi dire cosa si prova ad avere qualcuno che ti disegna un orizzonte diverso e ti sprona ad avere curiosità per il futuro e ti insegna a sognare.
Ed ai bambini dovremmo chiedere scusa, perché con le nostre scellerate scelte abbiamo legittimato un sistema economico e politico che non assicura loro il futuro.
È dovremmo chiedere scusa se è il secondo anno di formazione scolastica che perderanno.
Scusa perché pagheranno il prezzo più alto di questa pandemia e non potranno vivere serenamente i loro anni e dovranno stare attenti ad ogni gesto e movimento destreggiandosi tra amuchina e mascherine.
Possiate restare indenni da tutta questa paura, possiate mantenevi forti e resistere per voi e per il nostro domani.
Oggi la didattica a distanza, riproposta a distanza dalla prima emergenza, quando parlare di emergenza era legittimo, per una situazione imprevista, prevedibile da qualcuno ma ignorata. Oggi no!
La parola emergenza deve lasciare spazio ad un’altra: incapacità!
Incapacità di amministrare e gestire una situazione esistente e protratta nel tempo, non temporanea.
Incapacita di mettere in atto azioni che vadano al di là della contrazione delle libertà individuali e collettive, al di là del congelamento delle vite.
Hanno nuovamente messo in standby le vite e lo hanno fatto utilizzando la paura.
Non la pandemia ci ha privati della libertà di vivere, non la malattia, ricordiamolo! 

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