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Nella giornata di oggi l’ISTAT ha pubblicato i dati aggiornati relativi all’andamento della produzione industriale italiana.

Dopo quattro mesi di crescita ed il picco negativo registrato in aprile in pieno lockdown mondiale, a settembre la produzione industriale torna a calare registrando un -5,6% rispetto ad agosto.
Rispetto al mese di febbraio 2020, mese immediatamente precedente l’esplosione della crisi, la diminuzione è di circa il 4%, dato che scende al 5,1% in termini tendenziali se si considerano i giorni effettivi di lavoro.
Ad ogni modo, anche in conseguenza al forte calo del secondo trimestre, il livello medio della produzione del terzo trimestre è ancora in crescita del 28,6% rispetto al trimestre precedente e la produzione del mese di settembre ha registrato un livello superiore dell’1,3% rispetto a luglio.

Per alcuni settori si parla di un calo a doppia cifra: le industrie tessili, dell’abbigliamento, pelli ed accessori hanno registrato un -20,8%. Risultato analogo per la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi che registrano un -20,4%. Altre imprese fortemente penalizzate risultano essere quelle della produzione di macchinari ed attrezzature (-11,9%) e della fabbricazione di prodotti farmaceutici di base (-9,1%).

Gli unici settori economici che registrano incrementi tendenziali sono quelli legati all’attività estrattiva (+2,7%), alla fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+2,0%) e le altre industrie (+0,2%).
Considerando i raggruppamenti per macro-tipologia di beni prodotti e gli effetti del calendario, la situazione rispetto allo stesso periodo del 2019 è negativa in tutti i settori. Le flessioni sono più ampie per i beni strumentali (-7,1%), i beni di consumo (-5,7%) – seppur c’è un incremento per i beni durevoli del 2,6% – ed i beni intermedi (-4,2%), mentre resta sostanzialmente stazionario il settore dell’energia (-0,1%).
La crisi imposta dalla pandemia da coronavirus, dunque, continua a far registrare un crollo della produzione mai sperimentato fino ad oggi.

Alcune categorie di imprese riescono a contenere il trend negativo grazie ad export e, soprattutto, alla digitalizzazione che sta cambiando il modo di produrre, di lavorare, di consumare e di vivere, in generale. Per tutte le imprese, dopo il lockdown generale dei primi mesi dell’anno, erano comunque stati registrati alcuni trend positivi che oggi vengono messi a rischio da nuove chiusure.

Ad un calo repentino e veloce tra marzo ed aprile del 2020 è seguita una crescita lenta e graduale che fa pensare ad un ritorno ai numeri pre-covid non prima di qualche anno. Il tutto senza trascurare gli effetti sull’occupazione, per i quali occorrerà attendere ancora qualche mese e le prossime misure del governo.

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