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Di seguito la riflessione ed il ricordo di Pino de Lucia, fondatore della Coop. sociale Agorà Kroton

Marco (nome di Fantasia) aveva vissuto una vita alla ricerca del suo
benessere. Avendo una personalità curiosa molte volte si metteva nei guai.
Era bello, con un corpo palestrato, simpatico e con la battuta sempre pronta.
Immediatamente fu chiamato a fare il modello a Milano,
ma il successo finì presto.
Le delusioni cominciarono a mandarlo in crisi e trovò subito la medicina che leniva il suo dolore: l’eroina.
Così Marco, che amava la vita, si trovò in un tunnel senza fine.
Il suo corpo cominciò a deformarsi, gli restava solo la simpatia e la battuta
sempre pronta.
Lo incontrai un giorno vicino al SERT di Crotone e sapendo che avevo aperto una comunità terapeutica con altri miei amici, si avvicinò e mi chiese aiuto.
Mi raccontò la sua storia e mi manifestò le sue paure in quanto aveva usato
le stesse siringhe con altri tossicodipendenti. Mi pregò di fargli fare le analisi, ma di mantenere il massimo riserbo.
A quei tempi l’ospedale non era ancora attrezzato per questo tipo di esami,
così mi rivolsi al mio amico Valter responsabile del centro trasfusionale. Gli
fece il prelievo e lo mandò in un laboratorio fuori Crotone.
Dopo dieci giorni Valter mi convocò nel suo ufficio e mi comunicò che Marco era sieropositivo.
Decidemmo di parlargli senza sapere quale reazione avrebbe avuto.
Marco, saputo della sua malattia, stranamente reagì bene e disse che era
colpa sua. Sapeva i rischi che correva. Adesso cosa fare?
Come sempre chi soffre ti indica la strada per la soluzione del problema e
decidemmo così di fare all’interno della comunità uno spazio per malati di
AIDS.
Marco che non aveva casa passò gli ultimi giorni della sua vita con noi.
Nonostante la malattia lo aveva reso uno scheletro non smise di scherzare e
dopo lunghi incontri con Monsignor Giuseppe Agostino si affidò a Dio e ci
comunicò che nell’altra vita avrebbe parlato di noi a Dio per proteggerci.

La vita di Marco si spense nel nostro appartamento per malati di Aids di
Sovereto, in comunità.
La vita continua e Marco vive ancora nei nostri ricordi e in nome suo e di tutte le vittime del Hiv non dobbiamo smettere di lottare affinché questa terribile malattia venga sconfitta, da anni ormai non si fa più prevenzione, dobbiamo continuare ad informare le persone. L’AIDS è ancora in mezzo a noi.