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Sono 29 gli indagati, tutti italiani, nell’ambito dell’operazione “Perseverance”, condotta dalle prime ore dell’alba, dalla polizia di Reggio Emilia e dal comando provinciale dei carabinieri di Modena .

Eseguite 10 misure cautelari personali, (7 custodie in carcere, 2 arresti domiciliari e una misura interdittiva), nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti gravemente indiziati di reati di associazione di tipo mafioso.

Scavando nel passato criminale della cosca Grande Aracri di Cutro che operava in autonomia nel territorio emiliano, “con enorme capacità di infiltrazione nei settori centrali dell’ economia e della vita civile”- come ricostruito prima nel processo Aemilia e dopo nell’inchiesta Grimilde su Brescello che copre gli anni dal 2015 al 2019, i Carabinieri hanno questa volta ingrandito la lente sulla figura di Giuseppe Sarcone, rimasto fino a quel momento a margine delle investigazioni e delle sentenze che hanno visto invece condannati gli altri tre fratelli.

È così emerso che, attraverso Giuseppe Sarcone, la cosca ha gestito in questi anni numerose attivita’ economiche dislocate nella province di Modena e Reggio Emilia (sale scommesse, carrozzerie, autofficine e societa’ immobiliari) usate come “scudo” per il patrimonio della famiglia, colpito da una misura di prevenzione patrimoniale nel settembre del 2014.

Tra i beni sequestrati nell’operazione odierna ci sono cinque società (due a Modena e tre a Reggio), quattro complessi immobiliari (tre a Cutro e uno nella città del Tricolore) oltre a un’autovettura, tutti riconducibili alla famiglia calabrese.

Documentato anche il tentativo di acquisire, sempre tramite prestanome, la gestione di un’area di servizio in provincia di Reggio Emilia e di una sala slot e scommesse a Modena, attraverso la costituzione da parte di soggetti compiacenti di apposite società, tutte occultamente gestite da Sarcone.

A Parma,l’operazione ha portato in carcere Domenico Cordua, 44 anni, nato a Cutro e residente in città, e Giuseppe Friyio, 42 anni, residente a Sala Baganza. Altre due persone si trovano ai domiciliari.

Uno degli episodi registrati dagli investigatori – la Polizia di Parma e Reggio Emilia e i carabinieri di Modena – riguarda Salvatore Muto (classe ’85), “subentrato” ai fratelli Antonio e Luigi di recente condannati in appello nel maxi processo Aemilia.

Sarebbe infatti stato lui a mettere in contatto la consorteria criminale con una coppia di cittadini modenesi incensurati e spregiudicati, intenzionati ad impossessarsi del patrimonio di due anziani parenti.

E che, per questo, avevano chiesto al clan di provocare “lesioni gravissime” alla badante che se ne prendeva cura, divenuta suo malgrado un ostacolo. Il piano fu sventato dalla Squadra Mobile reggiana le cui indagini preliminari indussero i “committenti” ad abbandonarlo.

Un secondo incarico affidato dai coniugi alla cosca ha riguardato inoltre il “recupero crediti” da un debitore della somma di oltre due milioni, di probabile provenienza illecita.

In questa occasione Muto si rivolse a due sodali, Domenico Cordua e Giuseppe Friyo, che si appostarono davanti alla casa del moroso in Toscana per consegnargli i documenti del presunto credito vantato e, a scopo intimidatorio, alcune foto dei suoi familiari.

A Cordua e Friyo è stata inoltre sequestrata una pistola con matricola abrasa. A difendere, ma solo in apparenza, la vittima dell’estorsione entrò però in scena Giuseppe Grande Sarcone, considerato un attuale reggente del clan, che si propose di “mediare” la trattativa sul credito, presentandosi come referente della ‘ndrangheta. Giuseppe Sarcone, ultimo dei suoi fratelli rimasto a piede libero, è stato oggi arrestato.