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Di seguito la nota della consigliera comunale Dalila Venneri.

“Quello che ha fatto male al territorio negli ultimi anni, oltre al bieco clientelismo, è stato un approccio alle questioni non suffragato dalla conoscenza.
Un approccio superficiale e a tratti puramente demagogico quando non guidato da interessi economici di piccoli gruppi di potere.
È questo il pensiero che si fa leggendo la nota stampa di un comitato dal nome “Crotone città delle donne”, che evoca il già abusato e poco fortunato “Crotone città dei 3 millenni”. È evidente l’identica provenienza
politica, come evidenti sono le motivazioni che muovono nel commentare qualcosa che probabilmente non si conosce bene al solo fine di
strumentalizzarla tout court o per tutelare interessi particolari. Una questione complessa, come quella dei Minori Stranieri non accompagnati, richiederebbe un approccio altrettanto complesso e non invece la mania
di buttarla in caciara. Quanto meno per la delicatezza di situazioni che attengono a minori prima che a stranieri. Chi ha scritto quella nota non conosce né il sistema né le regole dell’accoglienza né la distinzione di
questa in prima e seconda accoglienza da cui derivano competenze diverse, né evidentemente conosce la situazione attuale dei numeri di approdo e di collocamento.
I minori stranieri non accompagnati che approdano nel nostro territorio vengono affidati al Sindaco come accade con tutti i minori quando questi non abbiano o non sia possibile rintracciare un qualche familiare. In
ragione di ciò, la loro prima tutela, quanto a bisogni, ascolto e accompagnamento è affidata ai servizi sociali che attivano tutte le loro competenze in questo senso.
Il collocamento, invece, in prima accoglienza, viene assicurato dal Servizio Centrale sui centri esistenti sull’intero territorio nazionale non appena parte la segnalazione della presenza di questi su suolo italiano.
È evidente che nel momento in cui i numeri degli approdi salgono o sono molto ravvicinati, soprattutto in tempo di pandemia, il collocamento determina tempi di gestione che qualche volta costringono all’attesa.
Ai Comuni invece è affidata la seconda accoglienza e quindi le strutture Sai ex Siproimi rispetto a cui, da più parti, sono riconosciute le buone prassi del territorio Crotonese e dunque dell’ente comunale e soprattutto
della rete di operatori affidatari dei servizi. L’amministrazione attuale è impegnata su diversi progetti in tema di accoglienza e integrazione: dal progetto Sai/Siproimi al progetto regionale di Accoglienza e Integrazione, a quello denominato Co.Efficienti per inclusione sociale e lavorativa dei
cittadini di paesi terzi e non ultimo il progetto Incipit su tratta e sfruttamento.
Pare abbastanza singolare quindi che si parli di inadeguatezza o immobilismo dell’amministrazione sul tema, quando la stessa ha avuto più volte modo di spiegare che nelle condizioni attuali di personale non
sufficiente a rispondere a tutti i complessi bisogni, certamente aggravati dal periodo pandemico, il primo obiettivo che si è posta, senza demagogia, è stato quello della riorganizzazione della macchina amministrativa, di un ambizioso piano del fabbisogno del personale e del riequilibrio dei conti. Obiettivi importanti rispetto a questioni complesse ereditate
proprio da chi oggi si erge a grande risolutore di problemi; obiettivi su cui necessariamente occorre concentrarsi prima di decidere di gravare l’ente di
ulteriori procedure amministrative.
Peraltro, il bando richiamato nella nota di “Crotone città delle donne” non avrebbe comunque consentito al Sindaco la collocazione dei minori stranieri esulando questo dalle sue competenze, la cui individuazione invece spetta unicamente al Ministero attraverso il Servizio Centrale. Da ultimo, sfugge peraltro agli estensori o agli ispiratori di quella nota piena di
inesattezze, che l’istituzione di un “Centro governativo di prima accoglienza dedicato ai minori” è oggetto di una gara prefettizia da poco conclusa e quello sì, certamente, consentirà al Servizio Centrale ministeriale di avere ulteriori posti per il collocamento dei minori nell’attesa del passaggio di questi a un sistema di seconda accoglienza che rappresenta poi il pezzetto di sistema che garantisce loro una più idonea e compiuta integrazione.”