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«Il cosidetto Ddl Zan contro la omotransfobia sta assumendo contorni politici che preoccupano legittimamente, anche se in maniera molto responsabile, il mondo cattolico. In tal contesto intendo dichiarare, da cattolico praticante, tutta la mia vicinanza alla Chiesa e alle
posizioni autorevolmente espresse da Sua Eminenza Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato. Il Vaticano, com’è chiaro a quanti non intendano agitare strumentalmente un approfondimento indispensabile sul Ddl Zan, ha precisato che l’Italia è un Paese laico e che il Parlamento è sovrano, e che la Chiesa è contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo. Il Cardinale Parolin ha piuttosto espresso preoccupazione circa i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti. Si corre infatti il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che ad avviso della Chiesa vanno evitate, finché si è in tempo». Lo ha dichiarato Salvatore Gaetano editore televisivo.

«Da parte mia – prosegue Salvatore Gaetano – ritengo che il mondo cattolico italiano debba essere tenuto in grande considerazione in quanto lo stesso rappresenta una delle porzioni migliori della società, legato fortemente ai princìpi di tolleranza vera e di solidarietà attiva. La storia nazionale dei rapporti tra Stato e Chiesa, sintetizzata nella Costituzione Repubblicana che riconosce il pieno valore del Concordato, non può essere messa in discussione da improvvisati cultori di un intransigente laicismo fine a se stesso. Io riaffermo con forza il mio essere cattolico e la mia vicinanza morale e ideale alla Chiesa, nella speranza che non prevalgano atteggiamenti ispirati dalla negazione del diritto di difendere il proprio credo che garantisce non solo i cattolici ma ogni credente».