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Giovedì prossimo, nei locali del Museo di Capocolonna verrà ufficialmente presentato alla città di
Crotone il Kroton Lab, il progetto della Naos Consulting e del Laboratorio Modelli del
Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno, che si è aggiudicato il Bando
Regionale Living Lab.
In questi ultimi mesi abbiamo avuto modo di presentare i tanti prodotti del Kroton Lab, ma alla
vigilia di questo evento ufficiale, abbiamo voluto accendere i riflettori sul contributo che l’Ateneo
campano, e in particolare l’équipe del professore Salvatore Barba, ha fornito per la realizzazione del
progetto.
Kroton Lab ha operato con lo scopo di attivare e sostenere un processo partecipativo – suscettibile
di future implementazioni – per la costruzione di conoscenza e identità, basato sulla comunità di
riferimento e su un’analisi dei fabbisogni volto, da una parte, a essere da stimolo verso
l’appropriazione o ri-appropriazione collettiva del vasto “patrimonio culturale” e, dall’altra,
proponendo una nuova modalità di “visita culturale” attraverso una progettazione di fruizione
“sostenibile”, “distanziata” e “ridistribuita” in base ai tempi e ai luoghi e, conseguentemente,
allargando i benefici e gli impatti, diretti e indiretti, banalmente anche economici, a livello locale e
regionale.
Comprendere appieno il contributo dell’Ateneo di Salerno in questo percorso, non è immediato. A
spiegare il ruolo che il Laboratorio Modelli del Dipartimento di Ingegneria Civile di Salerno ha
avuto nel progetto è il professore Barba.
“Chi pensa che l’accostamento tra un Dipartimento di Ingegneria Civile e tematiche come quelle di
promozione culturale sia poco naturale, sbaglia; si va sempre più verso una contaminazione di
saperi, anche tra mondo della ricerca e quello produttivo. Se così non fosse l’Università finirebbe
per non dare un contributo, o pochi, alla crescita del territorio. Il connubio azienda-università ha
anche un effetto di amplificazione sui risultati perseguibili e sulla relativa diffusione, ancor di più in
un progetto come questo che si è rilevato come un caso emblematico di ricerca applicata”.
“Università e impresa possono, insieme, rendere il patrimonio culturale più accessibile e farlo
conoscere a tutti. È probabile che ci sia ancora oggi qualche crotonese che non conosce appieno la
ricchezza intorno alla quale, ogni giorno, si muove. Se non si riesce a dare a questo patrimonio il
giusto e doveroso valore aggiunto, anche in termini di attrattività turistica e di sviluppo economico
per il territorio, si rischia che queste stesse ricchezze siano viste come un eventuale ostacolo (ad
esempio, di tipo vincolistico-urbanistico)”.
Entrando nei particolari del progetto Kroton Lab, la sinergia tra azienda e Università è
immediatamente leggibile analizzando gli output del progetto, con il lavoro del Laboratorio
dell’ateneo salernitano a supporto e da base ai prodotti realizzati dalla Naos.

“Abbiamo lavorato su diversi livelli di scala, siamo partiti dagli oggetti più piccoli, disponibili nei
due musei archeologici, applicando molteplici tecniche, per una digitalizzazione dei reperti. Questo
lavoro consente di mettere a disposizione un ‘gemello digitale’ che poi può essere, come in questo
caso, oggetto di un’applicazione ad hoc per la sua fruizione. Ma non è solo questo: l’obiettivo è
lavorare per incentivare le visite sul territorio tramite la promozione di questi tesori. Pensiamo, ad
esempio, a come possa essere meglio valorizzato un oggetto ricostruito digitalmente che in un
museo è posto magari in una teca poco illuminata, oppure non in prima fila, o esposto in modo tale
che se ne possa osservare solo una porzione. L’oggetto digitale, invece, è come se fosse nella mano
di ogni singolo visitatore”.
Confrontandosi con oggetti piccoli o piccolissimi insorgono però difficoltà: così il diadema di Hera
si è rivelato uno dei manufatti più complessi e ostici con cui cimentarsi, a causa del materiale, l’oro
che è notoriamente molto riflettente, e per la minutezza e ricchezza dei dettagli.
Queste difficoltà hanno, però, offerto l’opportunità di testare metodologie e tecniche diverse,
ricercando soluzioni ottimali e innovative, da eventualmente estendere poi ad altri casi studio.
Dal punto di vista della ricerca, proprio grazie alle possibilità offerte da Kroton Lab, l’équipe
salernitana, coordinata sul campo dall’ingegnere Marco Limongiello, ha continuato a testare e
quindi migliorare alcuni innovativi e singolari approcci, come la cosiddetta micro-fotogrammetria,
che vede pochissime altre unità di ricerca italiane impegnate sulla tematica. Ovviamente, c’è stata
anche la possibilità di testare nuove strumentazioni, lanciate da poco sul mercato e valutarne così la
validità.
Il Laboratorio Modelli non si è fermato a queste attività ma ha lavorato, come si diceva, a diversi
livelli di scala; dai più piccoli oggetti presenti all’interno dei due musei, si è passati a una scala
architettonica, con la generazione di una replica digitale dell’edificio del Museo Archeologico di via
Risorgimento (in ambiente BIM), su cui si sta ancora lavorando. Un modello del genere, poi messo
nelle disponibilità della stessa istituzione, potrebbe risultare utile per qualsiasi futuro intervento
sull’edificio, che sia di manutenzione, conservazione o restauro. Il Museo Nazionale di Crotone
potrebbe diventare così uno dei pochi musei in Italia già dotato di un tale strumento, un altro fiore
all’occhiello per la nostra Città.
Il Castello di Carlo V ha rappresentato poi un nuovo passo, dalla scala architettonica a quella
urbana, perché non investigato come un “unicum architettonico”, ma come parte dell’intero sistema
murale e del centro storico. Sul Castello sono state sviluppate diverse applicazioni, una più
tradizionale con l’uso di droni e laser scanner terrestri, e una più innovativa, in collaborazione con il
“DAda Lab” dell’Università di Pavia e l’impiego di un recente scanner dinamico.
Interessante pure il lavoro svolto sulle mura vicereali, in cui sono state studiate le scritte, soprattutto
sul Rivellino, che i lavoratori dell’epoca hanno lasciato incise. Fotogrammetria e laser scanner le
hanno messe in evidenza e hanno dato vita a ricostruzioni più dettagliate delle stesse.
Infine, per quanto riguarda la scala paesaggistica, ovvero relativa a grandi superfici, i ricercatori
dell’Università di Salerno si sono cimentati sul promontorio di Capocolonna: il rilievo di questi 213
ettari è stato effettuato con droni e GPS.
“Noi non siamo una ditta – ci spiega il professore Barba –, un’azienda che fa rilievi magari avrebbe
utilizzato meno tempo, ma noi non abbiamo l’obiettivo del semplice risultato abbiamo l’obbligo di
perseguirlo sviluppando sempre qualcosa di più originale o innovativo. Per esempio, dove sarebbe
stata sufficiente una sola speditiva acquisizione, un solo rilevamento, noi ne abbiamo portato a

termine almeno tre, ottenendo dati ridondanti su cui giocare in laboratorio e poi tirare la sintesi delle
diverse tecnologie implementate: banalmente è come avere più ingredienti e, come sappiamo, per
un buon piatto di pasta non è sufficiente la sola pasta”.
L’Università di Salerno ha svolto anche un ruolo da ‘attrattore’, verso altri atenei e aziende che
hanno voluto e potuto dare il proprio contributo alla realizzazione del Kroton Lab, una sorta di
moltiplicatore di partner che ha portato sul territorio e sul progetto: tre Università, oltre alla citata
Pavia, Palermo e Aveiro (in Portogallo); l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR; e
diverse aziende, come la “Heisenberg Srl – Aerial Imaging” di Napoli, la “3D Industrial Design
Group” di Milano e l’olandese “Dino-Lite”.
Ma la missione dell’Università è soprattutto la formazione.
E questo aspetto, purtroppo, causa Covid, al Kroton Lab manca, almeno per ora. Il professore
Barba, infatti, vorrebbe organizzare, nel prossimo anno, una Summer School a Crotone, per giovani
ricercatori e dottorandi che in Italia stanno lavorando su tematiche analoghe a quelle del progetto;
l’obiettivo sarà farli cimentare sul campo con applicazioni dirette ai casi studio di Kroton Lab, così
da auspicabilmente aggiornarlo nel tempo.
Si può dare, in tal modo, una continuità ideale al Kroton Lab.